Filippino Lippi
Nasce a Prato nel 1457, da Fra Filippo Lippi e Lucrezia Buti, segue il padre a Spoleto, dove è impiegato come garzone di bottega nel cantiere del Duomo e dove resta, alla morte del padre nel 1469, insieme con Fra Diamante, per concludere gli incompiuti affreschi con le Storie della Vergine.
Compì il proprio apprendistato nello studio di Sandro Botticelli, che nel 1472 lo iscrive alla Compagnia di San Luca come suo compagno.
Opere giovanili, datate tra il 1475 e il 1480 circa, di strettissima osservanza botticelliana, in passato attribuite da Bernhard Berenson a un anonimo "Amico di Sandro" sono: le Madonne di Berlino, Londra e Washington, il Tobia e i tre Arcangeli della Galleria Sabauda di Torino, la Madonna del mare della Galleria dell'Accademia e il cassone con le Storie di Ester.
Resurrezione del figlio di TeofiloIl 31 dicembre 1482 l'artista viene nominato nella commissione per affrescare una parete nella Sala dell'Udienza a Palazzo Vecchio, opera non eseguita, nello stesso periodo gli viene commissionata la conclusione del ciclo masaccesco della Cappella Brancacci, qui, entro il 1485, completa le 'Storie di San Pietro' con gli episodi: Disputa con Simon Mago davanti a Nerone, Resurrezione del figlio di Teofilo, San Pietro in carcere, Liberazione e Crocifissione di san Pietro.
Del 20 febbraio 1486 è datata la tavola per la sala degli Otto di Pratica di Palazzo Vecchio, ora agli Uffizi; nello stesso anno su commissione di Piero di Francesco del Pugliese dipinge la tavola con Apparizione della Vergine a san Bernardo per il convento delle Campora, fuori da Porta Romana, oggi conservata alla Badia Fiorentina, in essa la composizione ha carattere irreale data sia dai moduli allungati delle figure, sia dalla scenario di rocce e tronchi fantasmagorici e quasi antropomorfi. Esegue successivamente la Pala per Tanai de' Nerli per la chiesa di Santo Spirito.
Il 21 aprile 1487, gli viene commissionata da Filippo Strozzi la decorazione della la cappella di famiglia in Santa Maria Novella con Storie di san Giovanni Evangelista e di san Filippo, ciclo a cui attende in momenti diversi e completando nel 1502, dopo la morte del committente, fra il giugno e il luglio 1503 verranno installate le vetrate della cappella, su disegno di Filippino, con temi musicali. I dipinti sono uno specchio della crisi politica e religiosa fiorentina, infatti il soggetto degli affreschi, lo scontro tra cristianesimo e paganesimo, è un tema largamente dibattuto nella Firenze di Girolamo Savonarola. Filippino inserisce i suoi personaggi in scenografie che ricreano il mondo antico in ogni minimo dettaglio ma le sovraccarica di decorazioni a grottesche, frutto del soggiorno romano, tanto da creare una decorazione "animata", misteriosa, fantastica e inquietante. raggiungendo l'irrealtà di un incubo. in questa architettura Filippino pone carnefici feroci deformati da smorfie, che si accaniscono contro i santi. Nella scena con San Filippo scaccia il mostro dal tempio, in realtà un altare ma realizzato con un accumulo di trofei, telamoni e sfingi, da sembrare anche al Vasari un tempio vero e proprio, la statua di Marte, con ai piedi un picchio e un lupo, è una figura viva che sembra sfidare il santo cristiano, questo, secondo la Leggenda Aurea, fatto prigioniero dai pagani di Scizia, venne portato nel tempio di Marte per obbligarlo a sacrificare al Dio pagano, accanto all'apostolo è il drago, simbolo del demonio, uscito, sempre secondo la leggenda, dal basamento dell'altare, uccidendo col suo fiato molti presenti, tra cui il figlio del sacerdote che stava preparando il sacrifico, nel cielo sulla destra è l'apparizione di Cristo con la Croce.
Il 27 agosto 1488 è documentato a Roma, dove su raccomandazione di Lorenzo de' Medici, aveva ricevuto l'incarico dal cardinale Oliviero Carafa di affrescare la sua cappella di famiglia in Santa Maria sopra Minerva a Roma, in questi affreschi, anteposti per la loro importanza alla commissione fiorentina dello Strozzi, Filippino rivela una costante e varia ripresa dell'antico.
Rientrato a Firenze nel 1493, esegue l' Apparizione di Cristo alla Madonna, conservata a Monaco, da identificare forse con la tavola ricordata da Vasari in San Francesco al Palco a Prato.
Firmata e datata 29 marzo 1496 è l' Adorazione dei Magi per la chiesa di San Donato a Scopeto, ora agli Uffizi, con il ritratto di Lorenzo di Pier Francesco de' Medici.
Lavora per la Certosa di Pavia e per la città di Prato, dove nel 1498 esegue il Tabernacolo del canto del Mercatale, oggi nel Museo Civico.
Alla fine del secolo appartiene l'affresco con la Morte di Laocoonte della villa medicea di Poggio a Caiano, gravemente danneggiatissimo.
Intorno al 1500, guardando anche alla pittura di Luca Signorelli, Filippino dipinge il 'San Giovanni Battista e la Maddalena' per la cappella Valori in San Procolo a Firenze, oggi conservato all'Accademia, in questa si rifà anche alla pittura di Luca Signorelli
Nel 1501 esegue il Matrimonio mistico di Santa Caterina per la basilica di San Petronio a Bologna.
Lapide che ricorda la sepoltura di Filippino, parete esterna di San Michelino VisdominiNel 1503, il Comune di Prato gli commissionò, per la sala dell'Udienza dei Priori, una Madonna col Bambino e Santi, oggi al Museo Civico cittadino.
L'ultima opera: la Deposizione per la chiesa della Santissima Annunziata di Firenze, rimarrà incompiuta nell'aprile del 1504 a causa della sua morte, sarà completata dal Perugino.
Fu sepolto a ridosso della chiesa di San Michele Visdomini, come ricorda una targa recente
