SEZIONE IV
Firenze di Alberti: città e territorio
Alberti ottenne da Eugenio IV i privilegi della Pieve di San Martino a Gangalandi, di cui venne nominato rettore negli anni Trenta del secolo. Le sue presenze furono sporadiche (tanto che nominò a sue spese un cappellano che si occupasse della cura delle anime!), ma abbastanza da condividere coll´amico Agnolo Pandolfini, proprietario di una bella "casa da signore" da quelle parti, le operose veglie narrate nel Della tranquillità dell´animo-Profugiorum ab erumna. Nel testamento lasciò precise istruzioni perché venisse completato il rinnovamento dell´abside di San Martino in chiave ´moderna´ secondo il suo progetto, il che avvenne entro il 1476. L´abside mostra, oltre alle catene dello stemma Alberti, il cosiddetto "ordine salomonico" a foglie di palma, ispirato all´antichità giudaica: è certo l´unico esempio di tale raffinato linguaggio ornamentale nel cuore del contado delle Signe. Nella ristretta rosa di architetture attribuibili ad Alberti a Firenze si include il "tondo" all´antica del nuovo coro della Santissima Annunziata, realizzato nel 1470 per conto del Marchese Lodovico Gonzaga e voltato da una calotta eseguita secondo le tecniche dell´architettura romana. Prossima al sentimento estetico di Leon Battista è poi da considerare un´impresa architettonica di quegli anni mai finora valutata in chiave albertiana, ovvero l´incrostazione marmorea del tamburo della Cupola del Duomo: quel formidabile prisma ottagonale, accentuatamente verticale e culminante nella Cupola brunelleschiana archiacuta (1418-1434), era rimasto sino ad allora al rustico. Fu Antonio Manetti Ciaccheri, un brunelleschiano poi conquistato dalle idee di Alberti, a concepire nel 1460 il rivestimento marmoreo del tamburo come elemento di adeguamento ai canoni proporzionali rinascimentali, dividendo la struttura in due piani distinti e sovrapposti che ne mitigano lo slancio verticale.
I Medici, nella loro ascesa in ricchezza e in potere, entrarono in contatto con i maggiori architetti e artisti del loro tempo. Se nelle precedenti generazioni i rapporti privilegiati erano stati quelli tra Giovanni d´Averardo e Filippo Brunelleschi prima e poi tra Cosimo e Michelozzo, in questa nuova età di Piero il Gottoso (qui presente in effigie nel busto di Mino da Fiesole) è Leon Battista il coltissimo intendente d´arte capace di indirizzare la raffinata committenza e l´esigente collezionismo dei ricchi di metà secolo. Alla semplicità rigorosa delle architetture brunelleschiane, bianche e grigie, si sostituisce ora l´elaborata varietà degli ornati presenti nelle composizioni di Alberti e degli artisti a lui vicini, attenti ad arricchire gli interni con incrostazioni marmoree e con altre materie di grande splendore, profuse su pareti, pavimenti e soffitti. È questa la stagione delle più preziose cappelle di marmo del Rinascimento quattrocentesco. Sono quelle di Piero de´ Medici in San Miniato al Monte e alla Santissima Annunziata; e poi quelle del Cardinale di Portogallo ancora in San Miniato e dei Cardini in San Francesco a Pescia. Nel De Re Aedificatoria Alberti cerca la mediazione tra l´architettura classica e il Cristianesimo. Istituisce così un primo tipo di chiesa all´antica sul modello del "templum" romano: navata unica coperta da volta a botte cassettonata, cappelle quadrangolari, portico esterno in facciata. Di un secondo tipo di tempio, a pianta centrale, è precoce esempio la tribuna cupolata della Santissima Annunziata, esternamente un prisma a venti lati con otto cappelle semicilindriche. L´ardita novità delle forme dei templi albertiani rese diffidente la maggior parte dei committenti e dei costruttori del Quattrocento, tanto che (oltre al Sant´Andrea di Mantova) solo la chiesa della Badia Fiesolana, conclusa nel 1467 per volontà espressa di Piero de´ Medici, presenta uno sviluppo fedelmente ricalcato sulle indicazioni del De Re Aedificatoria: per vederle applicate davvero si dovrà attendere la fine del Quattrocento con le opere di Giuliano da Sangallo o addirittura il Cinquecento, con le chiese di Vignola e Palladio.
