De re aedificatoria
A Roma, sotto Nicolò V, restaurò Santa Maria Maggiore e Santo Stefano Rotondo, in città scrisse il De re aedificatoria in latino rivolto non solo ad un pubblico specialistico ma anche al grande pubblico di educazione umanistica, sul modello dei dieci libri dell'Architettura di Vitruvio, allora circolante in copie manoscritte e non ancora corrette filologicamente, l'opera è divisa in X libri, nei primi tre, parla della scelta del terreno, dei materiali da utilizzare e delle fondazioni (in Vitruvio firmitas), i libri IV e V si soffermano sui vari tipi di edifici (utilitas), il libro VI sulla bellezza architettonica (venustas), in cui parla della bellezza come di un'armonia esprimibile matematicamente grazie alla scienza delle proporzioni ed in aggiunta una trattazione sulle macchine per costruire, i libri VII, VIII e IX parlano della costruzione dei fabbricati: rispettivamente chiese, edifici pubblici ed edifici privati, il libro X tratta dell'idraulica. Nel trattato, parte sempre dallo studio dell'antichità, uno studio basato sulle misurazioni dei monumenti antichi, per proporre nuovi tipi di edifici moderni, anche edifici nuovi per la differenza cronologica ma ispirati all'antico fra i quali le prigioni, che cerca di rendere più umane, gli ospedali ed altri luoghi di pubblica utilità.
