De Pittura
Del 1436 è il De Pittura tradotto da Alberti stesso in volgare col titolo "Della pittura" e dedicato al Brunelleschi, in questo trattato si prefigge di dare una regola e una sistemazione alle arti figurative, il trattato si basa principalmente su Euclide, nell'introduzione v'è una distinzione tra la forma presente, quella palpabile e tra la forma apparente, cioè quella che appare alla vista, che varia secondo la luce e il luogo, a cui si connette la teoria dei raggi visivi. In seguito tratta dei colori: il rosso, l'azzurro, il verde e il giallo (in corrispondenza con i quattro elementi) che sono definiti dall'Alberti i colori fondamentali. Il bianco e il nero non sono definiti come colori ma come modificazione della luce. Segue la descrizione del metodo prospettico secondo principi geometrici. Il II libro parla di teoria artistica. L'Alberti divide la pittura in tre parti:
Circumscriptione, cioè contorno dei corpi, in cui tratta del cosiddetto velo, ovvero del sistema per tracciare contorni precisi.
Compositione, cioè composizione dei piani, in cui parla delle teoria delle proporzioni fondandola sull'anatomia.
Receptione di lumi, che tratta dei toni e delle tinte, in esso si parla soprattuto del rilievo, in quest'ultima parte condanna anche l'eccessivo uso dell'oro puro per gli sfondi.
Il libro III parla della formazione e dello stile di vita dell'artista, non più artigiano in quanto la sua arte si fondava sulla tecnica, ma intellettuale in quanto l'arte si fonda su la matematica e la geometria, cioè, Arti liberali. In questo trattato Alberti pone una differenza tra copia e varietà che influenzerà successivamente tutto il rinascimento, se la copia è l'abbondanza di soggetti presenti in una composizione, la varietà è invece la diversità, sia negli atteggiamenti che nelle tinte, dei soggetti, a questo principio di varietà si adatteranno artisti diversi fra di loro come Fra Filippo Lippi e Donatello.
