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Alberti fa parte della seconda generazione di artisti del Rinascimento per il suo interesse nelle più varie discipline. Un suo costante interesse era la ricerca delle regole, teoriche o pratiche, in grado di guidare il lavoro degli artisti.
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PROLOGO

L´arte edificatoria: tra cielo e terra

"Le prescrizioni che ora seguiranno saranno della massima importanza per gli architetti, offrendo straordinarie eleganze anche ai pittori" (Alberti, De Re Aedificatoria, VI, XIII, 7) Alberti, per non rischiare di diffondere errori, non volle illustrazioni nel De Re Aedificatoria. Ma egualmente tutti gli artisti e gli intendenti d´arte del Quattrocento compresero le sue descrizioni e immaginarono i suoi edifici modernamente all´antica. Così le architetture descritte a parole da Alberti furono rese visibili nelle tavole dipinte, nei grandi affreschi, nei rilievi o nei ricami. Un´innegabile aria di famiglia (pur con le naturali differenze tra opera e opera) lega queste composizioni e i singoli edifici in essi presenti. Quasi che le celeberrime Città Ideali di Urbino, Baltimora e Berlino, gli scenari urbani dei fronti di cassoni, le vedute di città come la Napoli della Tavola Strozzi, la Venezia in prospettiva intarsiata o a stampa, la Firenze della Pianta della Catena fossero tutte manifestazioni diverse, ma omogenee, di una medesima regia occulta.

Il disegno nascosto della Città Ideale Al di sotto della superficie pittorica della Città ideale di Urbino è stato individuato, grazie all´ausilio della diagnostica che si avvale della riflettografia IR e dei raggi X, il disegno sottogiacente eseguito direttamente sulla preparazione originale della tavola. Un disegno inedito, che si presenta in Mostra per la prima volta nella sua completezza in un certo senso ´inquietante´. Essa infatti contravviene al costume dei pittori rinascimentali, che di solito tracciavano sulla preparazione della tavola da dipingere soltanto le principali linee guida della composizione: l´orizzonte, il punto di fuga, la costruzione dei punti di distanza, l´asse di simmetria. Qui vediamo invece una fitta serie, quasi un´autentica selva di segni, che di fatto già prefigura perfettamente forme, volumi e prospettiva dell´intera rappresentazione. Gli edifici rappresentati sono fedelissime trascrizioni di architetture descritte a parole nel trattato albertiano. Inoltre nella veduta urbana di Urbino e nelle altre due sempre ad essa accostate, quelle di Berlino e di Baltimora, sono stati riconosciuti i progetti accarezzati da Papa Niccolò V per il risanamento di Roma in occasione del Giubileo del 1450. Per queste ragioni è stato ipotizzato che alla base dello straordinario disegno sotto la città urbinate (e di quelli quasi certamente esistenti al di sotto della superficie pittorica delle altre due) possa esserci lo stesso Leon Battista, esperto disegnatore, come narra Vasari, proprio di prospettive di città "senza le figure". Sempre in via ipotetica si potrebbe infine supporre che le tre grandi tavole con i disegni monocromi, giungessero a Urbino come dono ospitale da parte dello stesso Alberti, solito trascorrere presso il duca Federico da Montefeltro le estati per sfuggire ai calori malsani di Roma. I disegni sarebbero poi divenuti, grazie all´opera di un ignoto pittore che le avrebbe per così dire colorite, le Città Ideali che noi tutti conosciamo.